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<article-title xml:lang="es"><![CDATA[Carlos Nelson COUTINHO: Il pensiero político de Gramsci. Edizioni UNICOPLI]]></article-title>
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</front><body><![CDATA[  <BASEFONT SIZE="3"> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Carlos Nelson COUTINHO<B>: </B><I><B>Il pensiero pol&#237;tico de Gramsci</B>. </I>Edizioni UNICOPLI,  Milano, 2006, 170pp.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Guido LIGUORI, Italia</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> &#200; importante che questo libro &#150;a venticinque anni dalla sua prima uscita,  ora rivisto e largamente riscritto appositamente per questa edizione&#150; venga  pubblicato anche in Italia. In primo luogo, perch&#233; viene da un paese e  da una cultura in cui oggi la presenza di Gramsci &#232; ancora notevole. In  secondo luogo, perch&#233; si tratta di un&#146;opera di rilievo e merita di essere  letta anche nel paese che &#150;per ovvie ragioni&#150; resta al centro degli studi  sull&#146;autore dei <I>Quaderni. </I>Provo ad argomentare molto in breve entrambe  queste convinzioni.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Il Brasile &#232; oggi forse secondo solo all&#146;Italia per quel che riguarda la  considerazione che Gramsci ha avuto e ha, a livello universitario e di  opinione pubblica. Anzi, se guardiamo all&#146;oggi, si pu&#242; dire che il paese  sudamericano sopravanzi il nostro. Gramsci venne tradotto per la prima  volta in Brasile a met&#224; degli anni sessanta. Poco dopo ebbe inizio un certo  suo <I>uso</I>, sia in campo politico che in campo scientifico. Per quel che atiene  a quest&#146;ultimo aspetto, il riferimento &#232; a varie discipline, dalla filosofia  politica alla pedagogia, dall&#146;antropologia al &#147;servizio sociale&#148; (lo Stato  sociale e i &#147;servizi&#148; che assicura o dovrebbe assicurare), dalla sociologia  alla politologia. A livello accademico, vi sono in Brasile aree (come quella  pedagogica, o quella del &#147;servizio sociale&#148;) in cui il pensiero gramsciano  &#232; addirittura la fonte di ispirazione pi&#249; autorevole, e altre (filosofia  politica, sociologia, ecc.) in cui &#232; ancora oggi molto influente, nonostante  che negli ultimi dieci-quindici anni abbia ceduto posizioni &#150;in Brasile  come nel resto del mondo&#150; a teorie e a famiglie teoriche di matrice diversa.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Per quanto concerne il campo pi&#249; propriamente politico, il fallimento dei  modelli insurrezionalisti pose al centro della scena teorica e politica  della sinistra latinoamericana e brasiliana i concetti gramsciani di &#171;guerra  di posizione&#187; e di &#171;egemonia&#187;. La lotta per le libert&#224; democratiche prima  e il ritorno della democracia in Brasile poi, negli anni ottanta, hanno  veicolato il pensiero di Gramsci, ne hanno permesso la diffusione e l&#146;affermazione  sempre pi&#249; larga. Gramsci &#232; stato riconosciuto quale &#171;il pi&#249; grande teorico  marxista della politica&#187;, in grado di dare fondamento a una strategia &#171;adeguata  ai bisogni del paese moderno e &#147;occidentale&#148; che era ormai il Brasile degli  anni settanta&#187;.</FONT><FONT COLOR="#1f1a17" FACE="Verdana" SIZE="2"><SUP>1</SUP> Le categorie teoriche gramsciane acquisirono allora grande  diffusione nel paese, travalicando la cultura della sinistra, partecipando  alla formazione di un linguaggio e di un senso comune non limitato ad essa,  un <I>humus </I>intellettuale che oggi &#232; in parte ridimensionato, ma tutt&#146;altro  che scomparso.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Tra il 1999 e il 2002 una nuova edizione dei <I>Quaderni del carcere</I>, intelligente  adattamento dell&#146;edizione critica di Valentino Gerratana per un pubblico  non italiano, ha fornito un nuovo importante strumento agli studiosi. Questa  edizione &#232; stata curata da Coutinho (gi&#224; presente nel gruppo di traduttori  della prima edizione), con la collaborazione di Marco Aurelio Nogueira  e di Luiz Sergio Henriques, i primi due filosofi della pol&#237;tica di larga  fama, il terzo italianista e traduttore finissimo tanto di narrativa che  di saggistica.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Coutinho &#232; il decano degli studiosi brasiliani di Gramsci, ma &#232; anche studioso  e traduttore di molti classici, marxisti e non, da Hegel a Rousseau a Luk&#225;cs.  Docente di Teoria politica all&#146;Universit&#224; Federale di Rio de Janeiro, &#232;  intellettuale pol&#237;ticamente impegnato: un tempo esule (in Europa e anche  in Italia) per sfuggire alla dittatura militare, gi&#224; esponente del partito  comunista negli anni sessanta, dal quale usc&#236; in seguito alla sconfitta  dell&#146;ala &#147;eurocomunista&#148; impegnata nel sostenere la berlingueriana affermazione  del &#147;valore universale della democrazia&#148;; pi&#249; tardi nel Pt di Lula, di  cui fu anche &#147;ministro degli esteri&#148; nel primo &#147;governo ombra&#148;, Coutinho  ha poi lasciato il &#147;partito dei lavoratori&#148; &#150; come molti altri intellettuali  &#150;, critico verso i primi anni di esperienza di governo del Pt e verso una  gestione considerata autoritaria del partito stesso.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> L&#146;importanza, non solo brasiliana, dell&#146;opera di Coutinho su Gramsci &#232;  duplice. Da un lato essa risiede in ci&#242;: egli ha saputo utilizzare alcune  delle principali categorie teoriche gramsciane per interpretare la storia  politica e culturale del suo paese negli ultimi decenni, pi&#249; e meglio,  probabilmente, di quanto abbiano saputo fare gli intellettuali di altri  paesi, anche italiani. D&#146;altra parte, sul piano politico, invece, la domanda  a cui Gramsci sembrava dare risposta era la seguente: &#232; possibile, e come,  proporre un&#146;idea di socialismo fortemente connessa con l&#146;idea di democrazia?  L&#146;attenzione per Gramsci si sposta cos&#236; da un ambito genericamente e ambiguamente  <I>culturalista </I>&#150;prevalente ad esempio nel mondo anglo-sassone&#150; a un ambito  pi&#249; propriamente filosofico-politico. &#200; a partire dalla dimensione pol&#237;tica  che Gramsci si &#232; affermato definitivamente negli anni ottanta in Brasile.  &#200; a partire da qui che &#232; stata recuperata anche la sua dimensione pi&#249; propriamente  teorica e filosofica.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Coutinho ovviamente &#232; conscio delle differenze che intercorrono tra Italia  e Brasile, sul piano storico, economico, sociale, culturale. Tuttavia trova  il modo di usare le categorie gramsciane applicate alla storia del suo  paese &#150; in particolare la categor&#237;a di &#171;rivoluzione passiva&#187; &#150; in modo  ineccepibile, dimostrando cos&#236; il loro essere categorie propriamente <I>teoriche</I>,  valide cio&#232; al di l&#224; del contesto e del tempo storico per il quale furono  pensate e usate da Gramsci.</FONT><FONT COLOR="#1f1a17" FACE="Verdana" SIZE="2"><SUP>2</SUP> Venendo alla monografia su Gramsci che il  lettore sta per leggere, essa si segnala per diversi motivi. &#200; un&#146;opera  rigorosa e completa, ma anche agile e rivolta a un pubblico non di soli  &#147;iniziati&#148;. Ha l&#146;impianto di un lavoro &#147;introduttivo&#148; ma contiene &#150; insieme  a una illustrazione delle tesi fondamentali della teoria pol&#237;tica dell&#146;autore  dei <I>Quaderni </I>&#150; anche interpretazioni originali.</FONT></P>     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> In primo luogo, troviamo in essa una rapida ma precisa ricostruzione del  Gramsci &#147;giovane&#148; e dei tratti salienti del suo prendere le distanze dal  marxismo della Seconda Internazionale, senza ovviamente sottacere i momenti  di contraddizione o le contiguit&#224; teoriche con l&#146;idealismo. L&#146;autore non  nasconde neanche gli errori politici di Gramsci, il suo periodo &#147;bordighista&#148;.  (Coutinho insiste in genere, qui ma anche nel Gramsci maturo, su limiti  e aporie presenti nel pensiero del comunista sardo). Ma mostra chiaramente  come gi&#224; gli anni precarcerari siano fondamentali per tanti aspetti, non  ultimo la nascita del concetto di egemonia, di cui si traccia la vicinanza  ma anche l&#146;incompiutezza rispetto alla categoria che troveremo nei <I>Quaderni.</I></FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Nell&#146;opera del carcere salta agli occhi come la politica sia al centro  della riflessione, non solo perch&#233; Gramsci continua a pensarsi e a pensare  come dirigente politico, ma anche perch&#233; per lui &#171;tutte le sfere dell&#146;essere  sociale sono attraversate dalla pol&#237;tica &#187;.</FONT><FONT COLOR="#1f1a17" FACE="Verdana" SIZE="2"><SUP>3</SUP> Politica come libert&#224;, come  soggettivit&#224;, come &#147;ideologia&#148; (in senso gramsciano), come possibilit&#224;  reale di cambiare le cose. Ma politica anche nel giusto equilibrio con  l&#146;&#171;economia&#187;, un rapporto &#171;storicamente mutevole&#187; &#150; scrive Coutinho &#150;,  che non &#232; dato &#171;una volta per sempre&#187;, poich&#233; &#171;il ruolo di &#147;momento predominante&#148;  che una esercita sull&#146;altra in seno alla totalit&#224; dell&#146;essere sociale,  dipende dalle caratteristiche concrete della formazione sociale in questione&#187;</FONT><FONT COLOR="#1f1a17" FACE="Verdana" SIZE="2"><SUP>4</SUP>.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Altri momenti di grande efficacia ermeneutica trover&#224; il lettore, ed &#232;  impossibile ricordarli qui tutti. Ad esempio l&#146;analisi dello &#147;Stato allargato&#148;,  della tematica della sua estinzione, intrecciata con le vicende della lotta  politica del tempo al v&#233;rtice del Pcus e con l&#146;Urss degli anni &#146;20, che  Gramsci aveva conosciuto da vicino. Costante &#232; in questo libro il collegamento  tra le categorie dei <I>Quaderni </I>e le vicende storico-politiche vissute dal  loro autore. Ma anche, per altri versi, con la storia del pensiero politico,  con filosofi come Rousseau e Hegel, oltre che, naturalmente, con Marx e  Lenin. Riguardo a Rousseau, inedito &#150;mi sembra&#150; e di grande interesse &#232;  il rapporto che Coutinho instaura tra l&#146;egemonia come ricerca del consenso  e il contrattualismo democratico-radicale del Ginevrino. Per quel che riguarda  i rapporti con la tradizione marxista, l&#146;autore &#232; capace sempre di far  risaltare i nessi di Gramsci con gli autori marxisti &#150; in primo luogo con  Lenin &#150; secondo un&#146;ottica &#147;dialettica&#148;, di conservazione- superamento,  senza cadere in nessuna delle unilateralit&#224; che tanto spesso si incontrano  nella storia delle interpretaci&#243;n di un pensatore inserito s&#236; in una precisa  tradizione di pensiero, ma anche tanto originale, antidogmatico e creativo.  Per cui non si sottolinea <I>unilateralmente </I>n&#233; il momento della &#147;conservazione&#148;,  secondo cui Gramsci a lungo &#232; stato considerato un leninista <I>tout court</I>,  n&#233; il momento del &#147;superamento&#148;, secondo cui Gramsci non &#232; affatto leninista  (o marxista) e finirebbe con l&#146;elaborare una interpretazione della societ&#224;  del tutto diversa. Coutinho mostra bene come Gramsci in realt&#224;, legato  per mille fili al marxismo, sappia andare avanti in modo non dogmatico,  proponendo soluzioni nuove ai fenomeni sociali nuovi che gli si presentano  davanti. E annota inoltre come &#171;uno sviluppo <I>teorico- politico </I>che <I>conserva  </I>e <I>supera </I>le posizioni originali gramsciane &#187; sia stato e debba essere l&#146;atteggiamento  della parte che meglio ha voluto e vuole sviluppare Gramsci, che vuole  usarlo per capire le contraddizioni del presente.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Si &#232; detto che Coutinho insiste anche, e giustamente, sugli stessi limiti  di Gramsci, ma non ponendosi di fronte al suo pensiero, come oggi si usa,  soprattutto a livello massmediologico, con l&#146;ottica di un giudice o di  un &#147;tribunale della storia&#148;, bens&#236; nell&#146;ottica sempre della conservazione-superamento:  conservazione di tutta la ricchezza ermeneutica e politica del pensiero  di Gramsci, ma anche consapevolezza della necessit&#224; a volte di oltrepassarlo.  Anche un autore cos&#236; attuale &#150;Coutinho mostra perch&#233; Gramsci sia oggi l&#146;unico  marxista dopo Marx a essere forse tanto attuale e diffuso&#150; deve essere  sviluppato e &#147;tradotto&#148;,ma non &#147;tradito&#148;: laddove tradire Gramsci significherebbe  volervi leggere ci&#242; che non vi &#232;, volergli attribuire posizioni (oggi soprattutto  democratico-liberali) che mai sono state le sue. Questo libro &#150;per la seriet&#224;,  il rigore e l&#146;intima familiarit&#224; che dimostra con le pagine gramsciane&#150;  aiuta a evitare tali pericoli. Anche per ci&#242; merita di essere letto e si  segnala come un contributo fondamentale sia per tornare a leggere &#147;Gramsci  secondo Gramsci&#148; che per cercare di svilupparne fecondamente il pensiero.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><b><font face="Verdana" size="2" color="#1F1A17">Notas</font></b></P> </MULTICOL>     <P><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> 1&nbsp; COUTINHO, CN (1995): &#147;In Brasile&#148;, in: HOBSBAWM, EJ (1995): <I>Gramsci in  Europa ein America</I>, a cura di Antonio A. Santucci, Roma-Bari, Laterza, p.  132.</FONT></P>     <P><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> 2&nbsp; COUTINHO, CN (2001): &#147;Cultura e societ&#224; in Brasile&#148;, in: <I>Rivista di studi  portoghesie brasiliani</I>, nş 3, pp. 177-200.</FONT></P> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2"> </MULTICOL>     <P><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> 3&nbsp; <I>Infra</I>, p. 76.</FONT></P> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2"> </MULTICOL>     <P><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> 4&nbsp; <I>Infra</I>, pp. 86-87.</FONT></P> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Rigoberto LANZ: <I><B>El discurso pol&#237;tico de la posmodernidad</B></I><B>, </B>FACES/UCV, Venezuela,  2006.</FONT></P>     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Jonatan ALZURU APONTE, CIPOST, Caracas</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> &#191;DIJO USTED SOCIALISMO?</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Con esa interrogaci&#243;n se inaugura el tercer cap&#237;tulo del texto, <I>El discurso  pol&#237;tico de la posmodernidad</I>, el &#250;ltimo libro de Rigoberto Lanz (septiembre,  2006, FACES/UCV). La pregunta marca el ritmo, el tono y el humor del texto.  No desde la masturbaci&#243;n te&#243;rica, sino desde una mirada cr&#237;tica a prop&#243;sito  del acontecer en Venezuela.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Lanz, consciente que el debate te&#243;rico ni se decreta ni lo clausura nadie,  toma nuevamente la palabra para ilustrar, a prop&#243;sito de la interpelaci&#243;n,  que &#147;Ya desde el siglo XIX qued&#243; bastante claro que la idea de Socialismo  permit&#237;a manejos diversos, pod&#237;a ser utilizado por corrientes enfrentadas.&#148;  (p. 68) Por lo tanto, asume el reto de graficar, como un boceto inconcluso,  su mirada.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Quiz&#225;s gran parte del libro es lo que el intelectual y/o el pol&#237;tico de  izquierda debe saber. En primer lugar que &#147;El primer deber de un revolucionario  es saber que la izquierda es un desastre&#148; (p. 91) y eso fue en parte no  s&#243;lo por el burocratismo sino por la &#147;<I>ignorancia enciclop&#233;dica</I>&#148; de la izquierda  tradicional. En segundo lugar que el legado del socialismo sovi&#233;tico <I>&#147;es  m&#225;s bien una verg&#252;enza&#148; </I>(p. 69).</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> En tercer lugar que &#147;Hoy, la misma idea de partido est&#225; en ruinas porque  no se corresponde ya con las nuevas modalidades de intermediaci&#243;n de demandas  pol&#237;ticas, y mucho menos, con la sensibilidad y horizontes de otra forma  de entender la participaci&#243;n&#148; (p. 85).</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El cuarto punto se desprende del anterior, afirma el autor. &#147;Muy c&#225;ndido  ser&#237;a la creencia de un socialismo del siglo XXI liderizado por alg&#250;n Comit&#233;  Central de estos partidos jur&#225;sicos que sobreviven todav&#237;a, basado en la  ideolog&#237;a de alg&#250;n manual desempolvado y bajo el paraguas geopol&#237;tico de  estos adefesios internacionales que deber&#237;an servir m&#225;s bien como vitrinas  de lo que nunca debi&#243; ocurrir&#148; (p. 77).</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Lo que tienen en com&#250;n las izquierdas es su hostilidad contra las derechas  (p. 150), sobre todo contra las <I>derechas hist&#233;ricas</I> como la existente en  Venezuela, de all&#237; que cada una tiene sus matices. Lanz sostiene que la  izquierda, tal como &#233;l la entiende, tiene como caracter&#237;stica esencial  <I>la sensibilidad cr&#237;tica</I>.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> &#147;El esp&#237;ritu cr&#237;tico es la m&#225;s importante de todas las condiciones que  hacen a la imagen de un temperamento de izquierda. Esp&#237;ritu de contestaci&#243;n  a lo establecido, voluntad de revuelta frente al canon, capacidad de decir  no cuando el sentido com&#250;n rechilla s&#237;. Ese esp&#237;ritu nos vacuna contra  la ingenuidad de las consagraciones universales y abre las brechas para  la intuici&#243;n creadora vaya descubriendo el placer de inventar el mundo.&#148;  (p. 92) He ah&#237; algunas de las ideas que somete a discusi&#243;n el profesor  Lanz. S&#243;lo una curiosidad me queda: &#191;Qu&#233; pensar&#225; Ch&#225;vez y sus cagatintas  de tales pensamientos?</FONT></P>    <P ALIGN="justify"> <FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> &#193;ngel CASADO y Juana S&#193;NCHEZ-GEY: <I><B>Mar&#237;a Zambrano: Filosof&#237;a y Educaci&#243;n</B></I>.  Ed. &#193;gora, M&#225;laga, Espa&#241;a.</FONT></P>     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Presentaci&#243;n de Gregorio G&#214;MEZ CAMBRES, Universidad de M&#225;laga.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El hombre es una realidad inacabada. Ha nacido persona pero tiene que continuar  realiz&#225;ndose y construir su personalidad. Y persona en el pensamiento de  Mar&#237;a Zambrano es transparencia, trascendencia. Ella siempre va a la ra&#237;z  de los problemas. Y el problema del hombre es su realizaci&#243;n. Una realizaci&#243;n  que al ser creadora consiste en poner en marcha la raz&#243;n po&#233;tica dej&#225;ndose  poseer por lo sagrado de la realidad y su verdad.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Lo sagrado, preocupaci&#243;n constante de Zambrano, objeto de su pensar, es  ese fondo &#250;ltimo de misterio que nos inunda, que es diafanidad, que es  lo m&#225;s creador y anida en nuestra intimidad, son nuestras entra&#241;as. Sacar  a la luz, manifestar, revelar, toda esa riqueza de nuestro coraz&#243;n s&#243;lo  es posible hacerlo con una palabra po&#233;tica y la verdad como revelaci&#243;n.  Si Filosof&#237;a para Zambrano es encontrarse con uno mismo, llegar al fin  a poseerse, la tarea de la educaci&#243;n ser&#225; alcanzar esa finalidad: que la  diafanidad del universo sagrado-divino-humano cuando se actualice en nuestra  vida haga de ella una realidad transparente.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> La educaci&#243;n conlleva un escuchar la exigencia de lo sagrado en forma de  llamada, de vocaci&#243;n; es la llamada de la verdad del coraz&#243;n. Y lo m&#225;s  sagrado que en &#233;l habita por ser lo m&#225;s creador es el amor. Amor que nace  del esp&#237;ritu de la verdad donde se actualizan como sacramento lo divino  <I>y </I>humano en el hombre. Es el problema de <I>El hombre y lo divino.</I></FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Lo sagrado que habita en nuestras entra&#241;as se ir&#225; revelando en lo divino  y sus formas. El Dios del amor cre&#243; la nada por amor. Desde que el poeta  del cielo y de la tierra cre&#243; la nada, la soledad, el vac&#237;o de nuestro  coraz&#243;n, ya tiene el d&#237;a su noche y el amado su amor en ausencia de la  amada. La filosof&#237;a como amor a la sabidur&#237;a se torna en Zambrano en sabidur&#237;a  del amor. Ella ofrece su pensamiento para que sea recogido por un alma  af&#237;n. Educar es convertir la mirada y el coraz&#243;n hacia la luz y as&#237; transformar  el coraz&#243;n de piedra en un coraz&#243;n de carne. Un coraz&#243;n, vida y persona  transparentes.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Transparencia del amor que se manifiesta en todos los Manuscritos seleccionados  religiosamente, escrupulosamente, por los profesores Juana S&#225;nchez-Gey  y &#193;ngel Casado en este libro sobre <I>Filosof&#237;a </I>y <I>Educaci&#243;n. </I>En esta obra  se nos ense&#241;a que el hombre en su realizaci&#243;n quiere hacer suyo su hist&#243;rico  destino. Pues la vida con su sabidur&#237;a nos lanza su pregunta cuando se  nos presenta en forma de enigma. La respuesta nos la ofrece la misma vida  en el sentimiento de amor, en la soledad y en el abismo de la presencia  en la ausencia de la verdad que me domina y me quiere. Ante las preguntas  de la vida el coraz&#243;n siempre ha de asistir con su presencia, el coraz&#243;n  nos ayudar&#225; a sostenemos.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Es la adolescencia la que guarda uno de esos secretos de la vida humana.  Con ella irrumpe en el hombre el toque divino, entusiasmo, de la creatividad.  A esta edad se revela el individuo con su peque&#241;a soledad y con la fuerza  del amor naciente que pondr&#225; orden en su vida. Porque al joven se salva  con amor. Amor es educar, recoger el rumor de la vida que nos habla desde  el coraz&#243;n del silencio. La palabra de la vida es palabra del alma. Hay  personas que son el alma hecha palabra.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Palabra de la vida que se comparte en libertad, igualdad y fraternidad.  Porque el pan de la vida para ser pan verdadero debe ser ganado, ofrecido,  dado, recibido, consumido fraternalmente. Por ello la sociedad es amor  compartido, compartir el pan y la esperanza. El lugar del hombre en esta  vida es la sociedad. En la sociedad dialogan los sentidos, se armonizan.  El amor crea en ellos un orden en unidad con la inteligencia y la fuerza  de la realidad. Con nuestro mirar y escuchar nos adentramos en los abismos  y en los acordes del alma. La delicadeza del alma, esa forma de piedad  que se manifiesta en la unidad de los sentidos del o&#237;do, de la vista y  del tacto en nuestro saber tratar con lo otro. Nuestra mirada en su hambre  de realidad debe estar atenta a la diafanidad que le entra por los entresijos  de la vida. Cada uno de nosotros guardamos en secreto esa puerta entreabierta  por donde miramos y recibimos nuestro para&#237;so, el argumento, la fuerza  que unifica nuestra vida. La atenci&#243;n es una herida siempre abierta que  descansa, como el amor, cuando ha alcanzado la libertad porque ha encontrado  un due&#241;o.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> En su realizaci&#243;n el hombre ha de ser virtuoso. Nos educamos en la virtud  cuando escuchamos a nuestra conciencia, al saber de nuestro coraz&#243;n que  posee nuestra raz&#243;n de ser. Con el saber del coraz&#243;n, saber de experiencia,  lo divino de las razones de los dioses se ha introducido en nuestra intimidad.  Y es nuestra conciencia quien nos revela las posibilidades innatas de nuestro  propio ser. De este modo, la virtud se manifiesta en la armon&#237;a y musicalidad  de aquellas personas que nos atraen porque irradian luminosidad y vida,  como el sol. La virtud se ense&#241;a con la pedagog&#237;a del ejemplo. El joven  ingresa en la escuela buscando el centro de su vida, deseando ser una persona  centrada, orientada. Tienen las aulas su vida propia, como el coraz&#243;n del  alumno son un lugar vac&#237;o, de encuentro, en su claro se da la verdad de  la presencia de la amistad donde se vive la mismidad del tiempo de la vida.  El espacio de la vida de las aulas se&#241;ala el espacio de la familia y de  la sociedad, un espacio po&#233;tico, lugar de toda creatividad.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Amor y temblor se a&#250;nan en el trabajo humano. Tiembla el joven ante la  realidad del examen. Temblor que es la inquietud de la vida que s&#243;lo descansar&#225;  cuando llegue su fin. Pues la vida en todos sus aspectos hay que irla ganando  cada d&#237;a. Porque a la tarde de la vida nos examinar&#225;n en el amor. Por eso  hay que cuidar el ser que uno es <I>y </I>que se espeja en el aula y en los libros  con que nos formamos. El aula <I>y </I>su silencio, han de ser espejo donde se  reflejen los pensamientos <I>y </I>lugar de encuentro de la promesa del alumno  <I>y </I>de la esperanza del profesor, resorte de su coraz&#243;n. Lugar, el aula,  de la amistad, ese g&#233;nero de amor que nace de la comunidad de pertenecer  a un mismo reino del esp&#237;ritu. La amistad es la flor de la lograda mayor&#237;a  de edad, de la madurez de la persona.</FONT></P>     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> La persona es el guardi&#225;n de la conducta humana, que se rige desde dentro  <I>y </I>no desde fuera. Es el agua de la misericordia <I>y </I>la luz de la inteligencia  los que han de deshacer esas piedras de resentimiento, de esclavitud que  llevamos dentro. Es tarea del educador alcanzar que ese amor <I>y </I>esa luz  circulen por su vida, por su sangre, se condensen, se fijen en el alumno.  Es el fruto del sacrifico <I>y </I>trabajo silencioso del maestro.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Fijada la luz <I>y </I>el amor en la persona, esta se hace transparente <I>y </I>trasciende  rompiendo barreras. Trascendencia de la vida del joven que se manifiesta  incluso en el premio del viaje fin de estudios. Donde el viaje es un tr&#225;nsito,  un trascender, un salir de s&#237; mismo. Un trascender que es inmanente, un  viaje que lleva consigo el regreso, un trascender quedando retenido por  la fuerza de la realidad, por el calor de aquello maternal que nos alberga.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> La fuerza de la realidad nos llama con su verdad, exigencia de realidad.  Hay que escuchar, estar atento a la vocaci&#243;n, a la llamada de la realidad.  Entre todas las llamadas de la realidad la m&#225;s clara es la vocaci&#243;n de  maestro. El fen&#243;meno de la vocaci&#243;n necesita un sistema de pensamiento  donde apreciemos que la vocaci&#243;n es estructura de la realidad humana. La  vocaci&#243;n es una llamada o&#237;da y seguida. La vocaci&#243;n es algo real en el  sujeto humano, es una ofrenda completa del ser humano, de lo que hace y  de lo que es. Educar en vocaci&#243;n es educar en disponibilidad, estar al  servicio de su llamada que nos impulsa a realizarnos haciendo de nuestra  vida mediaci&#243;n, servicio, disponibilidad. La vocaci&#243;n es esencialmente  mediadora. Y es el maestro quien, sobre todos, ejerce una funci&#243;n mediadora  de car&#225;cter social: mediaci&#243;n entre el individuo y la sociedad. El &#147;m&#225;s&#148;  del maestro, maestro viene de &#147;magister&#148;, es un m&#225;s de cumplimiento, de  perfecci&#243;n. Su donaci&#243;n consiste esencialmente en transmisi&#243;n y si deja  de transmitir se convierte en una contrafigura de su ser.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Pero el maestro es, sobre todo, mediador del ser, maestro del ser. El hombre  necesita del saber del maestro para integrarse y as&#237; poder germinar, realizarse.  El maestro al serlo de un hombre germinante ha de hacer descender sobre  &#233;l raz&#243;n, vida y verdad; tambi&#233;n armon&#237;a y orden, que son fundamentos de  la belleza, y todo ello en funci&#243;n del ser. Maestros, mediadores, seremos  cuando sepamos sostener a un joven, a una vocaci&#243;n, con todo lo que lleva  de promesa, en una existencia donde se integren en unidad su ser, su raz&#243;n,  su verdad y su vida. Con ello alcanzar&#225; una realizaci&#243;n personal: una total  ofrenda.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Los caminos de nuestra vida son conducidos por nuestra &#147;Gu&#237;a&#148;: Andaluc&#237;a,  camino de luz. La luz, fuerza de la raz&#243;n y fuego de nuestra tierra, de  nuestros hombres y mujeres. Mar&#237;a Zambrano, como mujer andaluza, como maestra  y gu&#237;a, nos despierta a la aurora de la vida en unidad con la luz del pensar.  Andaluc&#237;a, la cultura m&#225;s vieja y la realidad m&#225;s joven, se nos ofrece  en continuo alborear de raz&#243;n po&#233;tica. A su ofrenda s&#243;lo se da cumplimiento  con nuestra entrega.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> S&#243;lo me queda mostrar mi agradecimiento por el esfuerzo realizado con amor,  para que sea posible la publicaci&#243;n de este libro sobre <I>Filosofla </I>y <I>Educaci&#243;n  </I>en Mar&#237;a Zambrano, a los Profesores Juana S&#225;nchez-Gey y &#193;ngel Casado, a  la Editorial Agora y a la Fundaci&#243;n Mar&#237;a Zambrano en la persona de su  Director D. Juan Fernando Ortega.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Pr&#243;logo de Juan Fernando ORTEGA MU&#209;OZ, Universidad de M&#225;laga.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Me cabe el honor de prologar esta obra, que es una antolog&#237;a de textos  de Mar&#237;a Zambrano sobre la educaci&#243;n, seleccionados y preparados por dos  buenos conocedores de la obra y el pensamiento de la fil&#243;sofa andaluza,  &#193;ngel Casado y Juana S&#225;nchez-Gey. Era un campo del pensamiento de Zambrano  que no hab&#237;a sido objeto de investigaci&#243;n hasta el momento y que, sin embargo,  tiene un lugar destacado en su vida y en su obra. Hija de maestros, de  educadores, ella misma ejerci&#243; la docencia y fue maestra y educadora de  una generaci&#243;n que supo aceptar con cari&#241;o y respeto sus orientaciones  y gu&#237;a.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El t&#237;tulo de la obra pone en evidencia esa vinculaci&#243;n casi substancial  de la filosof&#237;a con la educaci&#243;n. Nos dice ella misma en su art&#237;culo &#171;Filosof&#237;a  y Educaci&#243;n: la realidad&#187;, un texto que sin duda sirvi&#243; de inspiraci&#243;n  para el t&#237;tulo de esta obra que presentamos: &#171;Nadie puede negar, ni siquiera  desconocer la estrecha relaci&#243;n que existe entre el pensamiento filos&#243;fico  y la acci&#243;n educativa&#187;. Para los griegos esta relaci&#243;n era evidente, pero  ahora &#151;nos dice la fil&#243;sofa vele&#241;a&#151; &#171;estamos en el polo opuesto, el negativo,  al polo positivo ofrecido por la filosof&#237;a griega, que era ya en s&#237; misma  educativa, formativa&#187;, porque el griego era &#171;un filosofar que desde su  ra&#237;z misma reun&#237;a las condiciones necesarias en forma superabundante para  que una filosof&#237;a fuera al mismo tiempo, siguiendo su propio curso, educaci&#243;n&#187;.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> A partir del giro copernicano que la historia del pensamiento filos&#243;fico  sufre con los sofistas y especialmente con S&#243;crates, quien dejando de lado  el estudio del &#147;arj&#233;&#148;, que hab&#237;a sido la preocupaci&#243;n de los fil&#243;sofos  presocr&#225;ticos, &#171;baja, &#151;como dir&#237;a Cicer&#243;n&#151; la filosof&#237;a del cielo a la  tierra&#187;, desciende de los problemas sobre el origen del universo, a la  tarea educativa de la juventud ateniense, a la preocupaci&#243;n por el hombre,  a la formaci&#243;n del ciudadano. Vemos a S&#243;crates de continuo rodeado de disc&#237;pulos  y admiradores, en una tarea que considera mandato divino. El fil&#243;sofo ateniense  lo expone de forma clara y valiente ante sus jueces: &#171;Si (...) me dij&#233;rais:  S&#243;crates (...) te absolvemos, pero con esta condici&#243;n, con la condici&#243;n  de que dejes esos di&#225;logos examinatorios y ese filosofar (...) Yo os responder&#237;a:  &#171;Agradezco vuestras palabras y os estimo, atenienses, pero obedecer&#233; al  dios antes que a vosotros y, mientras tenga aliento y pueda, no cesar&#233;  de filosofar, de exhortaros y de hacer demostraciones a todo aquel de vosotros  con quien tope, con mi modo de hablar acostumbrado&#187;. Plat&#243;n en el libro  vi de la <I>Rep&#250;blica </I>nos dice que <I>SI </I>la naturaleza filos&#243;fica (...) recibe  una educaci&#243;n conveniente, ver&#225; acrecentada en s&#237; misma necesariamente  todo g&#233;nero de virtudes&#187;. Y Gregorio Nacianceno nos dir&#225; que regir y formar  a la juventud es &#171;el arte de las artes y la ciencia de las ciencias&#187;.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> &#171;Supone la educaci&#243;n, el que haya de haberla, &#151;nos dice Zambrano&#151; que el  hombre es un &#147;ser&#148; nacido de un modo inacabado, imperfecto, mas necesitado  de ir logrando una cierta perfecci&#243;n <I>y </I>capaz desde luego de lograrlo, aunque  sea con la relatividad propia de todas las cosas humanas&#187;. Y da la explicaci&#243;n:  (&lt;Pues que si el hombre naciese como los dem&#225;s seres vivientes que con  &#233;l comparten este planeta, siendo ya lo que tiene que ser sin m&#225;s que ir  creciendo, desarroll&#225;ndose por obra y gracia de la madre naturaleza, la  educaci&#243;n no ser&#237;a ni necesaria ni posible&#187;. El hombre es el &#250;nico viviente  al que la vida se le da como una tarea a realizar, y por ello que se vea  necesitado de construirla, de inventarla. Pero esa tarea no es ni puede  ser una empresa que el individuo pueda confiar al instinto, a la naturaleza,  que act&#250;a en &#233;l independientemente de su vinculaci&#243;n con la sociedad, porque  el ser humano est&#225; inmerso en una sobre-naturaleza que es la cultura, que  no nos es dada con la vida, sino que necesariamente debemos recibir por  el aprendizaje, no nos es comunicada en el lote de la vida misma, sino  aprendida de la sociedad en la que estamos inmersos. El individuo que,  como hemos visto, nace inacabado, necesita completarse en la sociedad.  Como el instinto es la memoria de la naturaleza, la cultura es la memoria  de la sociedad. Por ello que la educaci&#243;n sea un factor a&#241;adido, recibido  a trav&#233;s del magisterio, de la ense&#241;anza. La educaci&#243;n es, por lo tanto  un factor social.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> &#171;Educar &#150;nos dice Zambrano&#150; ser&#225; ante todo guiar al que empieza a vivir  en esta marcha responsable a trav&#233;s del tiempo&#187;. La misma palabra &#147;educaci&#243;n&#148;  tiene esa etimolog&#237;a de conducir, guiar, ayudar al incompleto a completarse,  a alcanzar su realizaci&#243;n, su integridad, que s&#243;lo se consuma si a&#241;ade  a las dovelas que hereda de la naturaleza, aquellas que la cultura le suministra  para completar el arco. Aqu&#237; est&#225; la clave que cierra esa arquitectura  en lo que es m&#225;s humano, m&#225;s genuinamente humano, aquello que el hombre  a&#241;ade a la naturaleza que se nos muestra como dos mu&#241;ones abiertos sobre  las columnas de la tierra que ha de cerrarse con esa clave del arco que  es justamente la cultura. El hombre natural, pura naturaleza, dir&#225; Marx  en sus escritos juveniles, es un sue&#241;o vac&#237;o, inexistente. El hombre, tal  como lo conocemos, es por el contrario &#171;el resultado de la actividad de  toda una serie de generaciones, cada una de las cuales se encarama sobre  los hombros de la anterior&#187;.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Pero, como nos advierte Zambrano, de nada sirve la tarea del educador si  el educando no participa en esa tarea educadora. &#171;Pues que en este <I>sacramento  </I>de la educaci&#243;n sucede lo mismo que en el del matrimonio: que son los contrayentes  quienes en verdad se lo administran, conducidos, testificados, bendecidos,  mas ellos. No hay educaci&#243;n posible, pues, si s&#243;lo existe el educador,  es decir: si el propio educador no es el propio educando&#187;.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El educador ejerce una funci&#243;n medi&#225;tica entre la sociedad y el individuo,  entre la cultura y la persona, es gu&#237;a. &#171;El maestro &#150;nos dice la fil&#243;sofa  vele&#241;a&#150; es mediador sin duda alguna entre el saber y la ignorancia, entre  la luz de la raz&#243;n y la confusi&#243;n en que inicialmente suele estar todo  hombre&#187;. Ella nos define al hombre al nacer como un ser arrojado al mundo,  a la intemperie, que necesita guarecerse, arroparse con unas estructuras,  que le sirven de arrullo, y le dan seguridad y confianza, una carta de  viaje que le ense&#241;a a manejar el educador. En esta tarea de guiar el educador  &#147;est&#225; solo, solo ante su inmensa responsabilidad&#148;, nos dice Zambrano. Pero  el que gu&#237;a lo hace hacia una meta de plenitud, hacia un <I>echaton, </I>que le  viene dado por la filosof&#237;a. &#171;Este g&#233;nero de caminar, de ir hacia algo,  &#150;nos dice Zambrano&#150; que gu&#237;a y que est&#225; m&#225;s all&#225;, a trav&#233;s de un terreno  en el que no hay caminos en principio, se llama propiamente trascender.  Trascender que en un primer sentido es atravesar, traspasar: obst&#225;culos,  fronteras (...). Trascender no es propio m&#225;s que de un sujeto y (si) se  dice de algo que no lo es, es porque viene considerado por extensi&#243;n o  metaf&#243;ricamente, como tal&#187;. Ella compara la trascendencia al perfume, al  aroma de la flor, que se expande sin dejar de estar en el c&#225;liz de la misma.  La fil&#243;sofa vele&#241;a nos dice: &#171;En esta situaci&#243;n habr&#237;a que ser m&#225;s que  nunca la filosof&#237;a la que le orientara, diera certidumbre, sost&#233;n del educador&#187;.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Justamente porque la educaci&#243;n es una tarea compartida entre el educador  y el educando, es imprescindible el di&#225;logo. &#171;Ignorancia y saber circulan  y se despiertan igualmente por parte del maestro y alumno, que s&#243;lo entonces  comienza a ser disc&#237;pulo. Nace el di&#225;logo&#187;. La afirmaci&#243;n de Mar&#237;a Zambrano  nos resulta sorprendente en lo que se refiere a esa circulaci&#243;n de ignorancia  y sabidur&#237;a, lo que nos recuerda a S&#243;crates cuando afirma &#171;Pues lo mismo  que a las parteras, me sucede lo siguiente: yo soy est&#233;ril de sabidur&#237;a,  y lo que me han reprochado muchos, que interrogo a los dem&#225;s pero que despu&#233;s  yo no respondo nada sobre nada, por falta de sabidur&#237;a, en verdad puede  reproch&#225;rseme. Y la causa es la siguiente: que Dios me constri&#241;e a obrar  como obst&#233;trico, pero me yeta dar a luz. Y yo, pues, no soy sabio, ni puedo  ostentar ning&#250;n descubrimiento m&#237;o, engendrado por mi alma. Pero los que  me frecuentan. -, obtienen un provecho admirablemente grande, tal como  les parece a ellos mismos y a los dem&#225;s y, sin embargo, es evidente que  nada han aprendido nunca de m&#237;, sino que ellos han encontrado en <I>s&#237; </I>mismos,  muchas y bellas cosas que ya pose&#237;an&#187;.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> En este caminar hacia s&#237; mismo, en este desentra&#241;ar el misterio de mi ser  y la vocaci&#243;n que en &#233;l anida el educador es el matrono que nos dir&#225; ci  c&#243;mo y el cu&#225;ndo el educando ha de realizar los esfuerzos del alumbramiento.  Mar&#237;a Zambrano nos dice que el educador no debe pretender conseguir una  copia de s&#237; mismo en el educando, lo cual ser&#237;a traicionar la tarea misma  de educador, sino hacer que aflore desde la propia entra&#241;a del educando  el hombre nuevo, la plena realizaci&#243;n de su ser. No se trata de conseguir  un calco del educador, sino de hacer que el educando se encuentre a s&#237;  mismo, descubra su ser y se realice y en esa tarea compartida educador  y educando caminan desde la ignorancia al conocimiento, porque el gran  drama al respecto es que el hombre es un &#147;ser encubierto&#148; que necesita  de continuo revelarse. &#171;Existe &#150;dice Zambrano&#150; un trabajo a&#250;n m&#225;s inexorable  que el de &#147;ganarse el pan&#148;. Es el trabajo de ganarse el ser, a trav&#233;s de  la vida, de la Historia&#187;.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> No quiero terminar este pr&#243;logo sin aludir a la magn&#237;fica introducci&#243;n  con que se nos presentan estos art&#237;culos de Zambrano, obra de &#193;ngel Casado  y Juana S&#225;nchez-Gey, ellos mismos magn&#237;ficos educadores y maestros en una  &#233;poca como la nuestra tan necesitada de magisterio.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> An&#237;bal RODR&#205;GUEZ S: <I><B>Po&#233;tica de la Interpretaci&#243;n</B></I>. Universidad de Los Andes</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Pr&#243;logo Jos&#233; Francisco Z&#218;&#209;IGA GARC&#205;A, Og&#237;jares, Granada.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> &#191;Qui&#233;n acoge?, &#191;el que prologa o el prologado? En principio, as cosas ocurren  as&#237;: la palabra primera acoge a la palabra que viene despu&#233;s, prepara con  su car&#225;cter inicial la entrada de lo que tiene a continuaci&#243;n y le da,  por as&#237; decir, visibilidad. As&#237; que el pr&#243;logo debe cumplir el sentido  m&#225;s propio de toda verdadera hospitalidad: hacer que el otro llegue a dar  de s&#237; lo mejor que pueda. Pero en realidad, todo pr&#243;logo escrito para un  libro ajeno es siempre palabra extra&#241;a acogida por la palabra que invita.  Y, as&#237;, &#233;sta que empieza aqu&#237; es, ante todo, una palabra &#150;en este caso  tambi&#233;n extranjera&#150; de agradecimiento por la acogida. Adem&#225;s, su tema es  el asunto principal del libro que prologa, pues es &#150;pretende ser&#150;, una  palabra previa que prepare a la pregunta que sostiene al libro que tenemos  entre manos: &#191;qui&#233;n acoge y qui&#233;n es acogido? &#191;Qui&#233;n soy yo y qui&#233;n eres  t&#250;? A veces somos anfitriones, a veces somos hu&#233;spedes.</FONT></P>     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El mejor hallazgo de An&#237;bal Rodr&#237;guez Silva es, sin duda, interpretar a  Hans-Georg Gadamer como un pensador hospitalario que toma nuestra cultura,  nuestro lenguaje y nuestro ser como una casa. &#191;Somos hospitalarios? &#191;Podemos  ser nosotros mismos sin ser hospitalarios? Si respondemos negativamente  a esta &#250;ltima cuesti&#243;n, entonces hay que sacar la consecuencia que extrae  el autor al aproximar la hermen&#233;utica al universo levinasiano, a saber:  pensar que el que viene de lejos, el extranjero, es el que nos acoge en  nuestra casa, de manera que lo que encontramos en este libro es una lectura  muy sugerente de la dial&#233;ctica hegeliana de la formaci&#243;n, incorporada al  pensamiento hermen&#233;utico, que implica un necesario momento de extra&#241;amiento  o salida de s&#237; para saber qui&#233;n es uno. Encontrar este pensamiento escondido  en la <I>tessera hospitalis </I>(tablilla de la hospitalidad) de la Antig&#252;edad,  constituye un gran acierto del presente volumen, que toma entonces, consecuentemente,  el conjunto de la hermen&#233;utica como arte tener raz&#243;n.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El n&#250;cleo es, sin duda, la hospitalidad, pero a ella se le unen dos cuestiones  no menos importantes, el papel central que adoptan Romanticismo y el mito  para abordar el asunto <I>(dic Sache) </I>de fondo a saber: el legado de la metaf&#237;sica,  el legado de la filosof&#237;a y el pensamiento occidentales. En efecto, An&#237;bal  Rodr&#237;guez Silva se propone reconstruir la teor&#237;a de la interpretaci&#243;n de  Gadamer siguiendo esos hilos conductores para mostrar que su fuerza y su  radican en pensar el legado de la metaf&#237;sica como verdadera experiencia  es decir, como un m&#225;s all&#225; de la ciencia, de manera que la experiencia  de la tradici&#243;n metaf&#237;sica occidental sea administrada por el arte.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Por consiguiente, el asunto de la hospitalidad tambi&#233;n est&#225; planteado en  el &#225;mbito de la teor&#237;a: &#191;somos nosotros quienes acogemos a la tradici&#243;n,  o es ella la que nos acoge a nosotros? Respuesta de Gadamer: la interpretaci&#243;n  de la tradici&#243;n es ella misma tradici&#243;n. As&#237; que el int&#233;rprete, que parece  ser el que acoge, es en realidad acogido por la tradici&#243;n. &#201;sta es la apuesta  fuerte de la hermen&#233;utica, es, por as&#237; decir, su acto de fe ante el vac&#237;o  que siempre hay en toda situaci&#243;n hospitalaria, tanto m&#225;s en la presente,  que es una experiencia de fin.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Las preguntas, hoy, son &#191;Cu&#225;l es la experiencia de la tradici&#243;n occidental?  &#191;Qu&#233; hacemos con ella? &#191;C&#243;mo la administramos? &#191;Hay que destruirla o hay  que conservarla? Evidentemente, para Gadamer, la experiencia de fin es  una experiencia de inicio, de vuelta rom&#225;ntica al origen m&#237;tico. Hay experiencia  de fin, de final: la ciencia o el logos apof&#225;ntico ya no son los administradores  de la tradici&#243;n occidental. Desde Arist&#243;teles, durante mucho tiempo, lo  fueron, pero ya no lo son m&#225;s; y as&#237; el fin abre al inicio, a la metaf&#237;sica  en origen, donde los conceptos estaban ligados al habla y la verdad al  di&#225;logo. En una conclusi&#243;n que An&#237;bal Rodr&#237;guez Silva no extrae, pero que  est&#225; impl&#237;cita en su modo de argumentar, la experiencia hermen&#233;utica, o  experiencia del int&#233;rprete, que deber&#237;a se una experiencia cient&#237;fica o  de conocimiento, se convierte en una experiencia art&#237;stica: la palabra  del que acoge descubre que la palabra no es suya, descubre que &#233;l no acoge,  sino que m&#225;s bien es acogido. El mon&#243;logo de la ciencia deja de ser el  administrador de la tradici&#243;n metaf&#237;sica<B> </B>occidental para ceder el paso  al verdadero anfitri&#243;n: el lenguaje como di&#225;logo, la universalidad de la  ling&#252;isticidad como espacio com&#250;n al int&#233;rprete y a lo interpretado. El  autor del presente libro lo sabe bien, pues es poeta e int&#233;rprete a la  vez.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Este es, pues, el lugar en que convergen las l&#237;neas fundamentales de su  investigaci&#243;n: por un lado, la hermen&#233;utica hospitalaria de Gadamer que,  reelaborando el concepto de formaci&#243;n, logra un espacio para la convivencia  intercultural y, por otro lado, el modo en algunas tesis rom&#225;nticas de  Gadamer se convierten en argumentos hermen&#233;uticos, en especial el arte  como forma de acceso a la verdad y el mito como modo de la verdad m&#225;s all&#225;  o m&#225;s ac&#225; de la raz&#243;n.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> An&#237;bal Rodr&#237;guez Silva se nos muestra como un gadameriano convencido de  que, ante la evidencia de la imposibilidad de completar ninguna experiencia  de sentido, sostiene con su maestro que el fragmento habla de la totalidad:  la hermen&#233;utica ser&#237;a una b&#250;squeda del anfitri&#243;n y un encuentro con &#233;l,  y un obsequiar, el modo en que el hu&#233;sped da las gracias: dejando alg&#250;n  regalo. Este libro se puede leer as&#237;: como un intento de pensar la hospitalidad,  de hacer familiar lo extra&#241;o, de estar abierto a el otro tenga raz&#243;n.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Quien tenga dudas, debe plantearlas, y buscar que el libro se las responda:  para saber qui&#233;n es uno, hay que extra&#241;arse; para poder extra&#241;arse, alguien  le tiene que acoger a uno. Bien, &#191;pero hasta donde est&#225; uno dispuesto a  extra&#241;arse?; &#191;hasta d&#243;nde <I>puede</I> uno extra&#241;arse? Por otro lado: si la mayor  hospitalidad que cabe, como dec&#237;amos al principio, es que el otro d&#233; de  s&#237; lo mejor que pueda. &#191;Ese es todo el acogimiento posible?; &#191;es esa la  mayor posible? &#191;Permanecernos siempre extranjeros? &#191;Uno sigue siendo uno  y el otro tiene que permanecer otro? &#191;Qui&#233;n soy yo y qui&#233;n eres t&#250;?</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Ada C MACHADO DA SILVEIRA: <I><B>O Esp&#237;rito da Cavalaria e suas representa&#231;oes  midi&#225;ticas</B>.</I> UNIJUI, Rio Grande do Sul, Brasil.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Jacques GUYOT, Universit&#233; d&#146;Angers, France</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> O t&#237;tulo da obra de Ada Cristina Machado da Silveira <I>&#147;L&#146;esprit de la chevalerie  et ses repr&#233;sentat&#237;ons m&#233;diat&#237;ques, </I>consagrado a identidade ga&#250;cha no sul  do Brasil n&#227;o vem a supreender-nos, e por v&#225;rias raz&#245;es. Certarnente podemos  encontrar e descobrir que n&#227;o &#233; da Argentina a exciusividade do personagem  emblem&#225;tico, destemido e livre <I>&#147;como el p&#225;jaro<B> </B>del cielo&#148;, </I>tal qual o c&#233;lebre  Jos&#233; Hern&#225;ndez em seu poema <I>Martin Fierro. </I>Em sua paixao pelos grandes  espa&#231;os, o ga&#250;ho atravessa igualmente as plan&#237;cies &#250;midas do Uruguai e  do Rio Grande do Sul. H&#225;, sobretudo, uma questao de cavalaria, com tudo  o que esta no&#231;&#227;o &#233; capaz de evocar hist&#243;rica e simbolicamente. N&#243;s podemos  pensar que essa referncia evidencia um anacronismo, uma met&#225;fora f&#225;cil,  quase um abuso de linguagem. Em efeito, o ideal da cavalaria mescla sabiamente  o comportamento guerreiro, os c&#244;digos de honra, <I>os </I>jogos galantes, as can&#231;&#245;es  de gesta e de jogral que foram transportas pelos trovadores e menestr&#233;is  medievais antes de produzir a sublime literatura &#233;pica, na qual o romance  art&#250;rico se constitui, sem d&#250;vida, numa preciosidade. Deixando de lado  a heran&#231;a liter&#225;ria, o mundo dos cavaleiros pertence a uma &#233;poca nunca  desaparecida. Sendo assim, o esp&#237;rito da cavalaria marcou duradouramente  esses homens, fascinados pelo esoterismo dos ritos inici&#225;ticos e, pricipalmente,  pela &#225;nsia do absoluto, vista como aventura espiritual ou metafisica. Por  certo o ideal cavalheiresco, a constru&#231;&#227;o social mediatizada pela can&#231;&#227;o,  a poesia e a tradi&#231;&#227;o arturiana v&#233;m sendo regularmente tra&#237;das pela realidade  das conquistas guerreiras, j&#225; atestado em 1204 com o saque de Constantinopla  pelos Cruzados. E &#233; desta maneira que, com o passar dos s&#233;culos, a procura  do absoluto veio ganhando uma caracter&#237;stica mais profana. Quando, no s&#233;culo  XVII, D. Quixote entendeu renovar a tradi&#231;&#227;o extinta da cavalaria errante,  ele descobriu, no transcorrer de suas peregrina&#231;&#245;es com Sancho Pan&#231;a, a  solid&#226;o e, como um her&#243;i rom&#227;ntico moderno, sua humanidade crescia <I>&#226; </I>medida  que o mundo que ele percorria se desencantava.</FONT></P>     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Assim, tomando-se em considera&#231;&#227;o o rol dos valores constitutivos da cavalaria,  a analogia com os ga&#250;chos come&#231;a a fazer sentido. O destino individual,  as figuras arquet&#237;picas (notadamente o homem fazendo corpo com seu cavalo),  a ligac&#227;o com o tempo e o espa&#231;o, a quest&#227;o identit&#225;ria, a oscila&#231;&#227;o permanente  entre os la&#231;os fraternidade de sangue e o gosto pela confronta&#231;&#227;o viril  s&#227;o os elementos que justificam que <I>Ada C Machado da Silveira</I> venha a estudar,  atrav&#233;s da televis&#227;o e das tiras c&#244;micas, os processos discursivos que  contribuem para produzir o mito moderno do ga&#250;cho.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> E, justamente, o que vem a ser interessante na sua pesquisa &#233; a atualiza&#231;&#227;o  do mito nas m&#237;dias, notadamente atrav&#233;s dos empr&#233;stimos do ib&#233;rico esp&#237;rito  da cavalaria do Velho Mundo em sua transposi&#231;&#227;o<I> </I>para as representa&#231;&#245;es  da ident&#237;dade ga&#250;cha no sul do Brasil. Ao fazer sua dcmonstra&#231;&#227;o, Ada C.  Machado da Silveira passa ern revista quatorze anos de <I>Galp&#227;o Crioullo,  </I>programa difundido pela <I>Rede Brasil Sul de comunicac&#245;es, </I>e nove anos das  tiras c&#244;micas <I>O Analista de Bag&#233;, </I>publicadas pela revista <I>Playboy. </I>Em ambos  os casos, as produ&#231;&#245;es midi&#225;t&#237;cas difundem e refor&#231;am, com maior on menor  fortuna, os elementos estereotipados ligados &#224; cultura ga&#250;cha: comportarnento,  linguagem, tra&#231;os de car&#225;ter, vestimentas, etc. Assim, os grandes meios  de comunica&#231;&#227;o se inscrevem naquilo que chamamos de ind&#250;strias culturais.  Nesse sentido, as representa&#231;&#245;es prop&#245;em necessariamente um reflexo artificial  da realidade posto que, <I>in fine, </I>elas devem igualmenle satisfazer ao desejo  de consumo: aqui como l&#225;, os anunciantes de publicidade est&#227;o muito atentos  ao pitoresco ou &#225;s etnicidades, para retomar um termo caro ao multiculturalismo.  O ga&#250;cho faz vender no Brasil como o bret&#227;o na Fran&#231;a ou o escoc&#234;s na Gr&#227;-Bretanha.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> A atualiza&#231;&#227;o do mito &#233; interessante no que ela vem a sublinhar nas novas  questoes. Eu vejo tr&#234;s tem&#225;ticas que cristalizarn esse processo e que s&#227;o  objeto de um estudo aprofundado nesta obra. Primeiramente, falar do esp&#237;rito  da cavalaria a prop&#243;sito dos ga&#250;chos do sul do Brasil <I>&#233; </I>evocar, for&#231;osamente,  um aspecto do conflito entre Modernidade e p&#243;s-Modernidade: a identidade  h&#237;brida ga&#250;cha seria un compromisso fr&#225;gil e sutil entre a ades&#227;o aos valores  tradicionais de uma &#145;comunidade cavalheiresca&#148; idealizada e a afirina&#231;ao  de uma individualidade pr&#243;pria, entre o orgulho de perten&#231;a a uma elite  propriet&#225;ria enraizada nos tempos m&#237;ticos e a reivindica&#231;ao de uma liberdade  sem entraves; entre um modo de vida pertencente ao Velho Mundo e as inacredit&#225;veis  prornessas contidas na imensidao de territ&#243;rios aparentemente virgens.  &#201;, em suma, o dilema ao qual deve o homem contempor&#226;neo fazer frente depois  do nascimento do individualismo moderno e a ruptura da p&#243;s-Modernidade,  conceito que Jean-Fran&#231;ois Lyotard definiu como o fim das metanarrat&#237;vas  criadoras de la&#231;os sociais. Na realidade, &#233; evidente que as coisas s&#227;o  mais complexas e o retorno do esp&#237;rito da cavalaria entre os ga&#250;chos mostra  que certas <I>&#147;histoires&#148; </I>nunca desaparecem completamente, gra&#231;as precisamente  &#224; extrema imagina&#231;&#227;o dos homens e seu prazer de jogar. No caso brasileiro  a aventura pessoal, portanto, nao est&#225; desconectada da epop&#233;ia coletiva.  Ou melhor, o mito ga&#250;cho aparece como um forma de imperialismo, por meio  do qual se registra a ocorr&#234;ncia da ideologia de fronteira com suas imagens  masculinas, o primado da iniciativa e do discurso nacionalista no Brasil;  a este prop&#243;sito, o mito se edifica sobre uma dupla nega&#231;&#227;o: para a constru&#231;&#227;o  da na&#231;&#227;o, a consolida&#231;&#227;o do territ&#243;rio se opera em detrimento dos ind&#237;genas  e dos escravos africanos. O contexto brasileiro nao pode ser referido sem  se reportar conquista do oeste norteamericano. O ga&#250;cho tamb&#233;m &#233; a figura  simb&#243;lica desta radicalidade pol&#237;tica.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Ato seguido, o desenvolvimento das m&#237;dias contempor&#225;neas vem acelerando  consideravelmente a difus&#227;o de modelos culturais tanto quanto, de outra  forma, sua hibrida&#231;&#227;o. O Brasil ocupa um espa&#231;o que apresenta op&#231;&#245;es na  ind&#250;stria audiovisual, com a exist&#233;ncia de grandes grupos multim&#233;dia. O  cen&#225;rio midi&#225;tico se estabelece como um observat&#243;rio ideal para o estudo  da realidade de representa&#231;&#227;o dos ga&#250;chos. A emiss&#227;o televisiva de <I>Galp&#227;o  Crioullo </I>&#233;, neste sentido, muito sintom&#225;tica ao ilustrar a capacidade da  televis&#227;o de utilizar as t&#233;cnicas narrativas pr&#243;ximas das can&#231;&#245;es de gesta  medievais. Gra&#231;as &#224; an&#225;lise intertextual, Ada C. Machado da Silveira mostra  a que ponto sua emis&#227;o &#233; herdeira da joglaresca e dos torneios de cavalaria.  Nisso n&#227;o se pode deixar de referir as formas culturais da televis&#227;o descritas  por Raymond Williams, um dos fundadores dos <I>culturals studies</I> brit&#226;nicos.  En um outro nivel, a produ&#231;ao televisiva se constitui num elemento de forte  identifica&#231;&#227;o na cultura ga&#250;cha: o v&#237;nculo identit&#225;rio assim forjado &#233;  pass&#237;vel de conseq&#252;&#234;ncias sobre a maneira de pensar e construir o Estado-na&#231;&#227;o.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Quanto ao <I>Analista de Bag&#233;, </I>as tiras c&#244;micas reproduzidas numa revista  er&#243;tica destinada ao &#147;homem moderno&#148;, a autora prop&#245;e uma outra leitura  da identidade ga&#250;cha, que &#233; excepcionalmente descifrada por ela. De fato,  todo o imagin&#225;rio masculino &#233; posto em quest&#227;o, de forma ir&#244;nica e cr&#237;tica.  O ga&#250;cho machista se encontra desnudado, revelando-se por sua pr&#243;pria dificuldade  de assumir sua identidade de homem num mundo onde a democratiza&#231;&#227;o da sociedade,  a evolu&#231;&#227;o dos meios, a igualdade dos sexos, al&#233;m da generaliza&#231;ao do modo  de vida urbano regulam, inexoravelmente, os c&#243;digos de cavalaria que se  encontravam esquecidos. Em s&#237;ntese, os her&#243;is se banalizam e caem no anonimato.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Assim, o mito joga um papel fundamental na quest&#227;o identit&#225;ria. No momento  em que as minorias do mundo inteiro apresentam suas reivindica&#231;oes culturais  de forma p&#250;blica e pretendem incrementar o debate social, ningu&#233;m pode  negligenciar seos processos de construi&#231;&#227;o. De uma parte, porque cada um  sabe que o pior que pode suceder a un grupo<B> </B>social &#233; sua invisibilidade  nas m&#237;dias: a afirma&#231;&#227;o de sua existencia pasa pela mediatiza&#231;&#227;o de um  combate efetivo (como em Chiapas), ou ainda por urna din&#227;mica econ&#243;mica  que permite legitimar os valores culturais (uma l&#237;ngua, as maneiras de  viver, uma organiza&#231;&#227;o social). De outra parte, porque a cultura se constitui  atualmente numa maneira muito pol&#237;tica de fazer ouvir sua voz, sua diferen&#231;a,  sua singularidade num contexto de internacionaliza&#231;&#227;o da comunica&#231;&#227;o, considerada  como um fator de normaliza&#231;&#227;o dos conte&#250;dos. Todo o problema reside no  uso que uns e outros fazem da imagem identit&#225;ria. Como foi sublinhado antes,  as cadeias privadas e os publicit&#225;rios se interessam bastante pela diversidade  cultural, mas, ao faz&#234;-lo de uma perspectiva consumista, grande vem a ser  o risco de disseminar uma folcloriza&#231;&#227;o das identidades culturais. Ademais,  <I>Galpao Crioulo </I>n&#227;o est&#225; isento desses reveses. O animador ali aparece obrigatoriamente  vestido como um ga&#250;cho t&#237;pico (botas, bombacha e len&#231;o ao peito). Quanto  ao <I>Analista de Bag&#233;, </I>ele se inscreve indubitavelmente no inconsciente ga&#250;cho  da p&#243;s-Modernidade. Ao final, a imagem midi&#225;tica de uma identidade particular  revela o estatuto e o Estado de reconhecimento de uma dada cultura. Neste  ponto, <I>Ada C. Machado da Silveira</I> constata a que ponto os tr&#234;s tipos de  identidade imaginados por Manuel Castells co-existem e se debatem em dois  n&#237;veis diversos nas produ&#231;&#245;es midi&#225;ticas sobre os ga&#250;chos. Isso significa,  sem sombra de d&#250;vida, que os ga&#250;chos do Rio Grande do Sul ainda n&#227;o tiveram  &#234;xito em superar o folclorismo e que o caminho para a identidade legitimat&#243;ria  vem a ser longo.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> A grande qualidade do trabalho de <I>Ada C Machado da Silveira</I> consiste em  apresentar, atrav&#233;s do exemplo particular dos ga&#250;chos, aqueles elementos  de reflex&#227;o mais &#250;teis para a forma&#231;&#227;o da opini&#227;o junto aos sistemas pol&#237;ticos  e culturais vinculados &#224; representa&#231;&#227;o midi&#225;tica das identidades.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Santiago CASTELL&#192;: <I><B>La protecci&#243;n internacional de las minor&#237;as</B>. </I>Silva Editorial,  Tarragona, Espa&#241;a.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> <I>Pr&#243;logo</I> de Llu&#237;s BADIA CHANCHO, Presidente del Puerto de Tarragona.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Cuando hablamos de los derechos de la persona lo hacemos entendiendo QUe  son aquellos que no provienen de una relaci&#243;n jur&#237;dica concreta, sino que  se trata de unos derechos que posee el ser humano por el simple hecho de  serlo, trat&#225;ndose pues de unos derechos inalienables e imprescriptibles  sin estar sometidos al arbitrio de un poder establecido.</FONT></P>     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> La historia siempre se ha escrito desde la privilegiada posici&#243;n del vencedor  y dif&#237;cilmente se habla de la situaci&#243;n del vencido o del d&#233;bil que requiere  protecci&#243;n y respeto. A lo largo de la historia de la humanidad henos conocido  la creaci&#243;n y desaparici&#243;n de pa&#237;ses, naciones, e imperios, algunos atropellados  por la intransigencia y la intolerancia, otros engullidos por su falta  de respeto y su incapacidad para perpetuarse.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El sentido de la posesi&#243;n, de la pertenencia, de la territorialidad, de  la supremac&#237;a, de la religi&#243;n &#250;nica, ha sido siempre motivo de disensiones,  colisiones y enfrentamientos que han ocasionado genocidios de magnitudes  considerables. El hombre, tradicionalmente, siempre ha mantenido la idea  de imponerse a cualquier otro sentido de identidad o criterio que haya  sido manifestado en contra de sus creencias o convicciones.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> La capacidad integradora de la persona es de una relatividad preocupante,  normalmente siempre ha considerado m&#225;s importante conquistar, dominar,  incorporar, imponer sus ideas y su cultura, antes que, proteger, integrar,  aglutinar, tolerar, o respetar.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> A lo largo de muchos siglos de historia encontramos pocos ejemplos de protecci&#243;n,  tolerancia y respeto. Quiz&#225;s podr&#237;amos decir que los primeros indicios  los encontramos a finales del siglo XVIII, por un lado la Francia Revolucionaria  con su Declaraci&#243;n de los Derechos del Hombre y del Ciudadano; por el otro,  los Estados Unidos de Am&#233;rica, promulgando su Constituci&#243;n o Carta Magna.  En ambos casos se trata de acabar con el Antiguo R&#233;gimen y entrar en la  Era Contempor&#225;nea con unos nuevos planteamientos.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El siglo XIX es una &#233;poca de turbulencias y de cambios significativos,  el Congreso de Viena, los diferentes procesos revolucionarios, las situaciones  de unificaci&#243;n nacionalistas, los imperialismos, y los diferentes movimientos  sociales que se suceden sin soluci&#243;n de continuidad. Todo produce cambios  de escenarios trascendentes que requieren nuevos planteamientos, cambios  tan importantes como inestables que crear&#225;n un caldo de cultivo para que  en el siglo XX estallen las guerras mundiales m&#225;s importantes que han asolado  el mundo. En este mismo siglo XIX, la Sociedad de Naciones impulsa los  primeros sistemas de protecci&#243;n a las minor&#237;as.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> En el siglo XX, los per&#237;odos de entreguerras y finalmente el nuevo orden  existente tras la ca&#237;da del muro de Berl&#237;n y de la Uni&#243;n Sovi&#233;tica, han  propiciado importantes avances en cuanto a la protecci&#243;n de las minor&#237;as  &#233;tnicas, ling&#252;&#237;sticas y nacionales. Unas medidas ya recogidas en la Carta  de las Naciones Unidas y en la Declaraci&#243;n Universal sobre los Derechos  Humanos, y centradas, fundamentalmente, en un cambio sustancial en el pensamiento  sobre el respeto y la tolerancia y en un claro intento de universalizar  la defensa de los derechos humanos.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> Espero que este siglo XXI que nos toca vivir sea el de la proclamaci&#243;n  definitiva de estos valores que han de ser verdaderos atributos que originen  acciones concretas en el sentido de tutelar una convivencia pac&#237;fica y  un alto grado de aceptaci&#243;n y respeto, entre culturas, religiones, y nacionalidades.  A pesar de ello, la preocupante situaci&#243;n actual que se da en Afganist&#225;n,  Palestina, y en otros pa&#237;ses del mundo, no parece abocar hacia esa situaci&#243;n  de normalizaci&#243;n a que me refiero.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> As&#237; pues, este es el gran reto que espera a los gobiernos de las naciones,  que han de establecer leyes que regulen estos procesos e implementen programas  y acciones concretas para llevarlos a cabo.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> <I>Presentaci&#243;n </I>de Antoni PIGRAU SOL&#201;, Universitat Rovira i Virgili, Tarragona.</FONT></P>     <P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> La cuesti&#243;n de la protecci&#243;n internacional de las minor&#237;as nacionales o  etnias, religiosas y ling&#252;&#237;sticas es un tema cl&#225;sico del Derecho Internacional  P&#250;blico, y que en gran medida ha estado ligado a importantes transformaciones  sufridas das por la sociedad internacional que han determinado cambios  en su estructura jur&#237;dica. Por eso, no es extra&#241;o que con el proceso de  institucionalizaci&#243;n de la sociedad internacional, en el per&#237;odo de entreguerras,  con la Sociedad de Naciones, la protecci&#243;n internacional de las minor&#237;as  se articulase de forma tan completa y compleja. Posteriormente, el proceso  de humanizaci&#243;n del Derecho internacional, por medio del nacimiento y la  consolidaci&#243;n de la protecci&#243;n internacional de los derechos humanos, supondr&#225;  un nuevo impulso para la protecci&#243;n de las minor&#237;as, a pesar de los iniciales  silencios y abandonos debidos a una concepci&#243;n puramente individualista  de los derechos humanos que intentaba reducir la protecci&#243;n a las minor&#237;as  a la mera prohibici&#243;n de la discriminaci&#243;n. Sin embargo, el art&#237;culo 27  del Pacto internacional de derechos civiles y pol&#237;ticos de 1966, a pesar  de sus d&#233;ficits y limitaciones propios del contexto pol&#237;tico en que se  gener&#243;, acabar&#225; desarrollando todo su potencial, y servir&#225; como punto de  partida para que, tras el fin de la denominada Guerra Fr&#237;a, la General  de las Naciones Unidas pueda adoptar la Resoluci&#243;n 47-135 del 18 de diciembre  de 1992 que contiene la Declaraci&#243;n sobre los derechos de las personas  pertenecientes a minor&#237;as nacionales o &#233;tnicas, religiosas<B> </B>y ling&#252;&#237;sticas.</FONT></P> </MULTICOL> <MULTICOL GUTTER="31" COLS="2">     ]]></body>
<body><![CDATA[<P ALIGN="justify"><FONT COLOR="#1f1a17" SIZE="2" FACE="Verdana"> El repaso de esta evoluci&#243;n, complementado con las aportaciones espec&#237;ficas  del &#225;mbito regional europeo, configuran la l&#237;nea argumental de este trabajo  del profesor Santiago Castell&#224; Surribas. A la actualidad y oportunidad  del tema, as&#237; como al adecuado y completo tratamiento que recibe, debe  a&#241;adirse la importancia que tiene en la organizaci&#243;n y configuraci&#243;n de  comunidades pol&#237;ticas, as&#237; como su trascendencia para el Derecho internacional  contempor&#225;neo en tanto que catalizador de los principales debates que se  producen en esta disciplina, que hacen que este estudio sea de gran inter&#233;s,  no tan s&#243;lo para los especialistas en Derecho internacional, sino para  un p&#250;blico m&#225;s amplio de personas que desea conocer y comprender uno de  los temas clave de nuestro mundo.</FONT></P> </MULTICOL>      ]]></body>

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